Filiera: dal seme alla tavola

Pubblicato da Papi Pierluigi

Il 20 maggio scorso, seppur in ritardo a causa della pandemia di Covid-19, l’organo esecutivo della Ue ha reso nota la strategia Farm to Fork, uno dei pilastri per il nuovo patto per il clima (New Green Deal), che punta alla neutralità climatica in Europa a partire dal 2050.

Un obiettivo ambizioso che vede, nel sistema agroalimentare, il punto centrale per rivalorizzare il concetto di sostenibilità, termine molto utilizzato ma poco conosciuto.

Dalla sostenibilità possono derivare benefici non solo ambientali ma anche sociali ed economici, per riscoprire e rilanciare il settore agroalimentare del nostro Paese e in Europa.

La sfida è importante e il solco è tracciato con il sostegno della nuova PAC incentrata sul Patto per il clima ed è nostro dovere rafforzare i concetti base che hanno contraddistinto il nostro lavoro che, da anni, trova nel concetto di filiera la parola chiave per essere pronti nell’accogliere le nuove opportunità.

Ritornano con forza parole come commodity e specialities, cha rappresentano la base di valutazione del motore economico della sostenibilità, ovvero tentar di recuperare valore di materie prime il cui prezzo è stato schiacciato dal mercato globale.

Su questa traccia, da una parte abbiamo produzioni mondiali in aumento con, soprattutto negli ultimi anni, stock importanti che tengono le condizioni commerciali compresse, dall’altra un’esigenza “locale” di prodotti particolari per salute, vocazione territoriale e ambiente che trovano, nel modello imprenditoriale di Terremerse, disponibilità e risposte competenti.

Produzione, stoccaggio e conservazione sono le fasi che ci vedono coinvolti e sulle quali dobbiamo costantemente portare attenzione per cogliere tutte le opportunità che il mercato ci può dare e l’ottenimento degli obiettivi prefissati dipende dalle corrette scelte in tutte le fasi del processo agroalimentare.

Come sopra scritto, il passaggio da commodity a specialities avviene sulla corretta scelta dei “dettagli” che, nel merito della produzione, passano da un’attenta analisi pedoclimatica dei territori di produzione, da abbinare a una corretta gestione degli stoccaggi e sistemi di conservazione innovativi permettendo, in questo modo, di ottenere il massimo ritorno economico dagli investimenti effettuati.

La genetica del seme, la Ricerca & Sviluppo, l’assistenza tecnica e il “saper fare” che ognuno di noi esprime, sono la base di sviluppo delle filiere e Terremerse da anni investe su questo proponendo diverse valorizzazioni commerciali.

Ma l’orizzonte è una linea apparente e fortunatamente irraggiungibile, il progresso non si ferma ed è nostro compito far di tutto per coglierne le corrette opportunità.

Sottolinea Antonio dall’Amore - Responsabile Cerealproteici e Sementi Terremerse: "Tornando al concetto di sostenibilità e in particolare per la parte ambientale e sociale, la conduzione del nostro lavoro, le certificazioni e l’attenzione al territorio stanno vivendo un passaggio concettuale di gestione da cogliere per poter partecipare al contraltare della banalizzazione del nostro lavoro. Tutti gli attori delle filiere devono fare la loro parte senza timori verso il cambiamento del proprio saper essere. Infatti, da anni Terremerse ha scelto metodi, gestioni e sistemi di conservazione dei prodotti adatti alle esigenze suddette in quanto rispondenti ai requisiti necessari in termini di utilizzo di prodotti per la conservazione, rispetto delle aree territoriali e dell’ambiente. Avvicinandosi alle semine dei cereali autunnali, ci preme sottolineare l’importanza della programmazione per scegliere il prodotto più adatto alle varie esigenze territoriali in abbinamento ai contratti di valorizzazione a disposizione. Solo in questo modo è possibile sfuggire alla contraddizione di scegliere i prodotti da seminare solo in base all’esperienza di produzione e commerciale dell’anno precedente scoprendo, invece, risposte commerciali, logistiche e finanziarie adatte alle varie esigenze".